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L'industria della moda è caratterizzata da un processo produttivo complesso di cui spesso il consumatore ha poche informazioni in mano. Per riuscire a comprendere se il prodotto che si ha di fronte sia sostenibile o meno, soprattutto quando l'acquisto avviene in un negozio fisico, uno degli aspetti da imparare a riconoscere è la tipologia di tessuto con cui il capo è stato confezionato.

Le fibre tessili si possono dividere in tre famiglie, in base alla loro origine:

01. Fibre naturali (derivanti da piante o animali);

02. Fibre artificiali (originate da materie prime rinnovabili, come la cellulosa del legno);

03. Fibre sintetiche (provenienti da polimeri ottenuti tramite sintesi chimica) .

Il primo errore da non commettere è dare per scontato che le fibre naturali siano automaticamente sostenibili, mentre quelle artificiali non lo siano: ogni tessuto ha dei suoi pro e contro e per valutarne la sostenibilità bisogna prendere in considerazione il suo intero processo produttivo, la tracciabilità e le condizioni di lavoro delle persone coinvolte in tutta la catena produttiva.

In questo articolo andiamo a scoprire quali tessuti sono sostenibili, in collaborazione con l'associazione indipendente FSC® ( Forest Stewardship Council® ) che, da più di 25 anni, garantisce che i tessuti a base di fibra di cellulosa come rayon, viscosa, modal, acetato, lyocell, bambù e gomma (caucciù ) provengano da fonti forestali e da una filiera di approvvigionamento gestite in modo responsabile e sostenibile.

 

La gestione responsabile delle foreste promossa da FSC valorizza la biodiversità e i processi ecologici, oltre che proteggere i diritti dei lavoratori e delle comunità ed è importante che noi consumatori sappiamo riconoscere i loghi FSC e le sue certificazioni.

Il marchio FSC e le sue declinazioni dimostrano l'impegno delle aziende dal punto di vista sostenibile e ambientale.

01. Fibre naturali

Le fibre naturali si dividono a loro volte in due categorie: vegetali (derivanti dalla cellulosa delle piante) o animali (derivanti dalle proteine animali).

Sono tessuti naturali derivanti dalla cellulosa il cotone, il lino, la canapa, la iuta, il bambù, la gomma (caucciù), la fibra di cocco, la ramia, la fibra di agave (sisal), la fibra di ananas e il kapok.

Le fibre naturali, sebbene derivino dalle piante non è detto che siano sostenibili: per tessuti come il cotone, altamente richiesto dal mercato, la coltivazione è intensiva e comporta un alto uso di pesticidi tossici e di acqua che rendono il tessuto poco sostenibile. Nel caso del cotone è quindi importante assicurarsi che ci siano certificazioni che parlino di coltivazione biologica, perché garantiscono che non sono stati utilizzati pesticidi e che il consumo di acqua richiesto per la coltivazione è minore.

Per quanto riguarda il bambù e la gomma, considerati prodotti forestali non legnosi (NTFP), la Certificazione di Catena di Custodia FSC ne assicura la provenienza da fonti forestali gestite responsabilmente, verificando che lungo tutta la catena di fornitura, dal punto di origine al prodotto finito, il materiale certificato FSC sia mantenuto identificato senza essere mai mescolato o scambiato con materiale non certificato e non controllato: dalla foresta al prodotto finito. Se un brand ottiene la certificazione FSC, vuole dire che esso ha dimostrato il suo impegno verso un approvvigionato responsabile della materia prima di origine forestale. Qualsiasi azienda coinvolta nella lavorazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti certificati FSC, ha ottenuto la certificazione di Catena di Custodia FSC.

Le fibre naturali di origine animale sono invece la lana, il cashmere, la lana mohair, la lana di yak, l'alpaca, la seta, l'angora, (pelo di) cavallo, (pelo di) cammello, (pelo di) lama, (pelo di) montone.

Questi tessuti possono avere un impatto a livello etico, quando gli animali sono sottoposti a trattamenti dolorosi, per i quali la loro qualità di vita ne viene fortemente colpita e un impatto a livello ambientale, quando si parla di allevamenti intesivi che richiedono un largo uso di sostanze chimiche e di energia.

Per quanto riguarda la famiglia della lana, una soluzione più sostenibile (non vegana) è scegliere lana biologica e/o museling free oppure optare per la lana di yak, che viene prodotta utilizzando i peli che rimangono incastrati in maniera naturale nei cespugli, quando l'animale ci passa attraverso. Una terza opzione sostenibile è quella di utilizzare lana rigenerata meccanicamente (e non attraverso processi chimici).

 

02. Fibre artificiali

Le fibre artificiali (o semi-sintetiche) hanno, come i tessuti naturali, origine dalla fibra di cellulosa o dalle proteine animali. Derivano quindi da materia prima naturale, ma subiscono un processo chimico di trasformazione.

Fanno parte dei tessuti artificiali che derivano dalle proteine quello in fibra di semi di soia (l'alternativa sostenibile e vegana alla seta) e il tessuto che deriva dagli scarti del latte.

I tessuti artificiali che derivano invece dalla cellulosa come acetato, Rayon, Modal, Lyocell e viscosa sono un'altra categoria di stoffe a cui bisogna fare attenzione. Il fatto che derivino dalla polpa di alberi difatti comporta anche il rischio che l'approvvigionamento della cellulosa avvenga in maniera non sostenibile e non trasparente, causando deforestazione di zone a rischio ambientale. Per questo é fondamentale controllare che viscosa, Rayon, Modal e Lyocell abbiano ottenuto la certificazione FSC, per poterli considerare tessuti generati da fibre provenienti da fonti forestali gestite in maniera responsabile.

Le certificazioni FSC che si possono trovare sulle etichette di prodotti sono di tre tipologie diverse ed è bene saperle riconoscere. In particolare esistono:

  1. Certificazione FSC "100%" : la materia prima deriva al 100% da foreste certificate FSC;

  2. Certificazione FSC "Misto/Mix": un misto di materiale che deriva da foreste certificate e/o materiali riciclati e/o controllati (dove almeno il 70% è da foreste certificate e/o materiali riciclati);

  3. Certificazione FSC "Riciclato/Recycled": la materia prima è costituita esclusivamente da input di riciclo e recupero;

 

03. Fibre sintetiche

Le fibre sintetiche sono create interamente dall'uomo attraverso processi chimici che generano polimeri sintetici derivanti dal petrolio. Ne fanno parte il poliestere, il nylon (polyamide), spandex, l'acrilico ed il PVC. Per la loro origine non sono tessuti biodegradabili, sono per questo difficili da smaltire (PVC e Nylon sono fibre altamente durevoli, quindi ottime dal punto di vista della performance, ma non sostenibili dal punto di vista del loro smaltimento).

Queste fibre tessili inoltre perdono microfibre e microplastiche durante il lavaggio per cui, sebbene siano adatte a indumenti tecnico-sportivi per i loro alti standard di durevolezza e stabilità, sono causa di inquinamento ambientale dalla loro origine alla loro (non) fine.

La loro alternativa sostenibile potrebbero essere le fibre sintetiche rigenerate, riciclate: anche se questa soluzione non risolverebbe il problema delle micro-plastiche rilasciate durante il lavaggio.

Per approfondire:

- FSC Italia

- Certificazione di Catena di Custodia FSC

- Il valore di FSC nel Fashion

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1 commento

  • Ciao Camilla, ho trovato il tuo articolo molto interessante, sto cercando di passare man mano alla moda sostenibile.. e mi sono resa conto che pensare di comprare ‘bene’ solo evitando i tessuti sintetici non è abbastanza… ma a questo punto che brand acquistare? Esiste una piattaforma su cui si possono trovare solo brand sostenibili? o magari qualche articolo con una lista di brand da cui iniziare? Grazie !

    Valeria il

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